Flying Colors intervista esclusiva: quando la follia musicale diventa arte

Intervista ai Flying Colors

A un certo punto della tua carriera, quando sei un Hall of Famer della tua specialità, puoi permetterti di creare qualcosa di folle, qualcosa di nuovo.


Questo deve essere stato il pensiero di Mike Portnoy - leader e fondatore dei Dream Teather - quando nel 2011 ha deciso di fondare il supergruppo dei Flying Colors. Anche se, nel loro caso, forse bisognerebbe sostituire il prefisso "super" con "iper". 


Mike Portnoy, probabilmente il miglior batterista al mondo se consideriamo i premi vinti nei suoi 20 anni di carriera, ha pensato in grande: ha coinvoltoSteve Morse, dal 1994chitarrista deiDeep Purple (considerato uno dei più grandi influencer mondiali, sulla cresta dell'onda da 40 anni),Neil Morse, il principale protagonista della scena prog mondiale (anch'egli con 40 anni di carriera alle spalle),Dave La Rue, un bassista con anni e anni di esperienza, in grado di collaborare con i più grandi musicisti del mondo. La voce era l'ultimo tassello mancante. 


La scelta è ricaduta su Casey McPherson, un giovane cantante dall'eccezionale estensione vocale.


Lo scopo del progetto? Regalare al prog rock, uno dei generi più sofisticati del panorama della musica leggera, una nuova incarnazione, più fruibile. Più pop. Obiettivo affatto semplice da raggiungere. Ma i ragazzi ci sono riusciti. A quattro anni dalla loro formazione, hanno pubblicato due album, entrambi di livello tecnico altissimo.


Il primo (Flying Colors - 2012) si compone di hit da radio come The StormKayla, affiancati da pezzi decisamente più impegnati e vicini al mondo progressive (Infinite Fire) e al metal (All Falls Down). 



Il 2013 ha visto il gruppo mpegnato in un tour mondiale di presentazione del progetto che è culminato con un DVD Live (Live in Europe - 2013) che rimarrà una pietra miliare nella storia delle registrazioni dal vivo.


Il secondo album (Second Nature - 2014) è un ritorno alle origini del Prog, pur mantenendo una vena pop, nelle vocalità di Casey McPherson. 



In questo album si trovano due capolavori assoluti: A place in your World, capace nell'assolo di Steve Morse di parlare come il migliore dei cantanti, e Cosmic Simphony, canzone di 12 minuti, divisa in tre atti,  che fondendo alla perfezione generi musicali diversi, fa sorgere nell'ascoltatore attento una sensazione a tratti magica e uno stato quasi di oblio. 



Dopo un ulteriore tour mondiale, i Flying Colors si apprestano a tornare in studio per un terzo album. Grazie alla preziosa collaborazione del loro manager e amico, Bill Evans, siamo riusciti a fare qualche domanda ai Flying Colors in esclusiva per il nostro sito.


Casey, vi piace venire in Italia a suonare? Quando pensate di tornare?

«Adoro l'Italia. E anche le insalate! Gli italiani sono le mie persone preferite. É sempre un onore visitare il vostro bel paese e vedere la vostra gente Se riusciamo ad organizzarci speriamo di tornare il prossimo anno»


Steve, avete in cantiere un nuovo album? Avete già composto qualche canzone?

«Scrivo sempre nuove cose. Sto scrivendo per molti progetti. Per quanto riguarda i Flying Colors, cerco di mettere insieme idee che potrebbero piacere ai ragazzi della band in modo che, nel giro di pochi minuti, queste parti possano diventare parte delle loro idee. Succede tutto molto velocemente, e certamente continueremo a fare così per molto altro tempo ancora»


Neal, i Flying Colors hanno anche uno scopo educativo? Vi piace l'idea di insegnare buona musica ai giovani musicisti?

«Sono sempre stato interessato a insegnare musica ai giovani. Ma non ho mai pensato a questa cosa in relazione ai Flying Colors. Qualsiasi cosa faccia, comunque, è fatta con la volontà di essere un buon esempio, soprattutto per i ragazzi. In ogni caso il primo pensiero quando si tratta dei Flying Colors è quello di fare la miglior musica possibile»


Dave, tu hai lavorato nel campo dell'educazione, sei stato professore alla Stretson University. Cosa ti piace di questo lavoro?

«Spendo parecchio tempo a insegnare, sia privatamente che alla Bass Central di Orlando; anche via Skype. Mi piace molto lavorare con i miei studenti e vederli crescere musicalmente. Mi tengono sempre aggiornato su quello che fanno e, a loro volta, mi insegnano cose nuove»


Casey, cosa hai pensato quando hai saputo che saresti entrato a far parte dei Flying Colors? Qualcuno dei membri ti ha dato qualche consiglio?

«La prima cosa che ho pensato è stata: 'non conosco nulla di musica prog' ma i ragazzi mi hanno solo detto 'è questione di fare buona musica'».


Steve, è stato più difficile il primo volo da pilota di aerei o sostituire Ritchie Blackmore nei Deep Purple?

«Mi è costato molti più cambiamenti e sforzi diventare un pilota nei periodi in cui avevo poche opportunità di lavoro. Nell'unirmi ai Deep Purple la mia sfida più grande è stata imparare le sequenze da una registrazione live ... molto lavoro, ma non difficile. L'unica cosa complicata lavorando con i Deep Purple è quella di non avere nessun controllo sul mio programma e quindi vedersi molte tappe del tour durare più del previsto. La musica, la band, il pubblico sono l'aspetto divertente. Quindi credetemi, la parte musicale è solamente un piacere, mentre i lunghi viaggi, quasi sempre internazionali, sono la cosa che fanno sembrare questo mestiere un lavoro.»


Dave, guardando i vostri video si ha l'impressione che vi divertiate moltissimo. Quanto conta essere affiatati e divertirsi per comporre buona musica?

«Giusta impressione, ci divertiamo veramente molto a suonare insieme. Un po' meno durante le sessioni di scrittura. Ogni componente di questa band è talmente impegnato che se non ci divertissimo a suonare tra noi non ci saremmo preoccupati di trovare il tempo per questo progetto»


Casey, c'è un nuovo lavoro di qualche artista che vorresti menzionare?

«Mi piace moltissimo il nuovo album dei Radiohead»


Neal, dal 2002 la tua vita è cambiata. Come hai realizzato che Dio ti stava chiamando? Questo ha influenzato il modo di fare musica?

«Quello di diventare cristiano è stato un processo lungo cinque anni. Non posso raccontarvi tutto quello che mi è capitato in questa intervista. Vi posso accennare qualcosa: mia figlia quando era molto piccola è guarita da un problema al cuore grazie alla preghiera. Questo fatto ha avuto una grande influenza su di me. Questa ed altre situazioni mi hanno fatto capire che Dio mi aveva chiamato per qualcosa. E' qualcosa che ho sentito nel mio cuore. Spiritualmente. Nel 2002 ho capito che dovevo lasciare la mia band. Sono cose difficili da spiegare. Ma io e la mia famiglia siamo estremamente grati a Dio per questa cosa. Per quanto riguarda la musica, questo fatto mi ha cambiato radicalmente e tutto ciò che scrivo è profondamente diverso rispetto a prima. Scriviamo le nostre canzoni e la nostra musica dal profondo di noi stessi prima, quindi, scrivevo di cose che mi facevano arrabbiare o che non mi piacevano. Ora tendo a scrivere cose spirituali cercando di non tralasciare mai la gratitudine verso Dio.»



(Andrea Maggi, Alessandro Regini, Agnese Paris)

(Special thanks to Bill Evans)

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