INFLUENCER MARKETING: lo state facendo bene?

Molte aziende ci chiedono di valutare se i soldi spesi dai loro brand in influencer marketing sono stati un buon investimento.


Nella quasi totalità delle situazioni non siamo in grado di dare una risposta poiché non è scientificamente possibile farlo, a volte purtroppo siamo in grado di dare risposta negativa analizzando i profili degli influencer scelti.


Il punto focale, però, è come oggi viene utilizzato l'influencer marketing e quali siano le aspettative delle aziende o - ancora peggio - le suggestioni vendute dalle web star, da chi le gestisce o dai centri media.


Quando durante un incontro si parla dell'utilizzo di ambassador per promuovere i prodotti attraverso i social cerchiamo sempre di delineare bene il contesto in cui vanno inseriti.


La prima cosa che facciamo è un parallelismo tra l'influencer marketing e la più canonica delle forme di pubblicità, quella sulla carta stampata.


Molto spesso, infatti, per le aziende l'influencer marketing significa vedere il proprio prodotto in una foto sul profilo Instagram di una web star


Ecco qui che nasce il parallelismo di cui si parlava: gli influencer sono dei media come lo sono le riviste, i quotidiani, le televisioni e le radio.


Il nostro scopo, quindi, in questa forma estremamente superficiale di comunicazione è quello di individuare quale siano i profili migliori sui quali promuovere il prodotto dell'azienda.


Per intenderci, possiamo consigliare se comprare una pagina su Vanity Fair, Grazia o Donna Moderna a seconda del target, ma non possiamo garantire se l'uscita potrà in qualche modo incidere sulle vendite del prodotto.


Ed esattamente come le vendite di una rivista sono frutto di numeri poco certi, allo stesso modo i numeri degli influencer sono spesso diversi dalle aspettative.


Parleremo in altri articoli dell'importanza del progetto creativo nelle campagne di influencer marketing e di quanto questo aspetto sia sottovalutato, in questo articolo però vogliamo soffermarci su altro: i numeri delle web star.


Eh si, togliamo la classica fetta di prosciutto dagli occhi, i numeri di parecchi influencer sono comprati, sono comprate le interazioni sui post, sono comprati i commenti.


Il bello è che - a differenza della carta stampata - con un po' di attenzione si può capire chi è meno finto di un altro, ma alla fine tutti (direttori marketing, agenzie, centri media) sono interessati a portare all'amministratore delegato numeroni da capogiro sia che siano veri sia che siano finti. 


Per cui il sistema si regge su numeri che, in molti casi, sono gonfiati. Così tanto da rendere ovvia la domanda con la quale abbiamo iniziato questo articolo.


Infatti, vi possiamo svelare questo segreto, sono quasi sempre gli amministratori delegati a farcela.


Quando durante un meeting sentiamo questa frase "Scusatemi, mi fate capire?" già sappiamo dove sta andando a finire la discussione. "Abbiamo fatto una campagna con l'influencer X, abbiamo avuto 1,3 milioni di visualizzazioni e 100 mila likes, come mai non abbiamo venduto nulla ?"


L'influencer marketing deve diventare una cosa seria. 

Deve essere affrontato professionalmente da parte di tutti, a partire dai brand, arrivando alle agenzie per passare dai centri media ma soprattutto deve diventare seria per chi vuole fare dei propri profili social una fonte di reddito. 


Il rispetto per i propri clienti (i brand) deve essere qualcosa che va al di sopra di tutto il resto.


Ma di questo parleremo nelle prossime puntate.

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